Tremonti: "Basta oppressioni sugli imprenditori"
Gli industriali vogliono un Cav. liberista e poco flemmatico
I capitalisti sono preoccupati per la robusta manovra che il governo dovrà varare nei prossimi anni per centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2014 in uno scenario di bassa crescita. S’incrina così, forse definitivamente, il lungo idillio che aveva caratterizzato la presidenza confindustriale di Emma Marcegaglia con l’esecutivo e in particolare con la linea incarnata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Leggi Così gli stati indebitati capovolgono pure il mondo

I capitalisti sono preoccupati per la robusta manovra che il governo dovrà varare nei prossimi anni per centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2014 in uno scenario di bassa crescita. S’incrina così, forse definitivamente, il lungo idillio che aveva caratterizzato la presidenza confindustriale di Emma Marcegaglia con l’esecutivo e in particolare con la linea incarnata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. I vertici dell’associazione di viale dell’Astronomia apprezzano il lavoro che stanno svolgendo quei ministeri, come quello dell’Innovazione retto da Renato Brunetta, per la semplificazione e la sburocratizzazione, anche in vista del decreto Sviluppo in arrivo, ma vorrebbero che ci fosse un più convinto coordinamento governativo, anche del Tesoro, su liberalizzazioni e contro l’oppressione legislativa e fiscale evocata domenica scorsa dal premier Silvio Berlusconi nel suo discorso a Milano in vista delle elezioni comunali.
Ieri il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, è stato ascoltato in un’audizione alle commissioni riunite Finanza e Bilancio delle Camere: a preoccupare gli industriali, ha spiegato Galli, non è soltanto la mancata frustata all’economia contenuta nel Programma nazionale di riforme (Pnr) varato mercoledì scorso dal Consiglio dei ministri insieme con il Documento di economia e finanza (Def), i due documenti previsti dalla nuova sessione europea di bilancio. Nel Pnr, secondo Galli, la strada “è deludente per quanto attiene alle azioni concrete da intraprendere per la crescita e la competitività del sistema”. “Confindustria – ha aggiunto – si aspetta che tali azioni vengano definite e rese rapidamente operative”. Anche Rete Imprese Italia (l’associazione che raduna Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti) ha espresso perplessità sulle misure per la crescita: il segretario generale della Confartigianato, Cesare Fumagalli, sentito anche lui ieri in Parlamento, ha detto di condividere l’obiettivo del tendenziale pareggio di bilancio per il 2014 ma ha sollevato riserve sul Def, che “non fornisce quelle indicazioni che si configurerebbero come una scossa all’economia italiana”.
Ma quello che temono di più imprenditori e industriali è il combinato disposto tra mancate riforme e la previsione di un robusto provvedimento per il rientro dei conti pubblici nel biennio 2013-2014, in uno scenario di crescita asfittica, sfocerà in tagli esiziali alla spesa. In un quadro di crescita di poco maggiore all’1 per cento del pil ciò si tradurrebbe in una Finanziaria da 39 miliardi di euro. “Uno sforzo di gran lunga superiore a quello compiuto negli anni Novanta per rispettare i parametri di Maastricht e partecipare fin dall’inizio alla moneta unica”, ha detto ieri l’economista Galli. E infatti si tratterebbe di una Finanziaria più alta di quella dell’estate scorsa (25 miliardi) e storicamente superiore a quella Ciampi del 1997 per entrare nell’ruro (62.500 miliardi di lire), vicina per entità a quella “lacrime e sangue” di Giuliano Amato del 1993 (90.000 miliardi di lire).
Galli ha ribadito ieri da una parte l’impossibilità di agire sul piano fiscale – “l’elevato livello di pressione fiscale raggiunto (il 42,6 per cento nel 2010, tra i più alti nell’ambito dei paesi europei) che impone di concentrare il risanamento dal lato della spesa” – e dall’altra il rischio che “i tagli potrebbero rivelarsi difficili da sostenere e rischiano di tradursi nel rinvio di spese necessarie o in forme occulte di debito pubblico (debito verso fornitori)”. Una road map, insomma, che rischia di risultare impraticabile proprio per le imprese. Le confederazioni degli imprenditori, che pure hanno sempre sostenuto la necessità di tenere dritta la barra dei conti pubblici e il rigore del ministro dell’Economia, sono preoccupate anche da un’altra ricaduta, quella del taglio degli investimenti pubblici.